Titolo: L'Albergheria tra accoglienza e rinascita
Autore: Renata Prescia (a cura di)
Anno: 2025
Edizioni Salvare Palermo
Pubblicazione realizzata con il contributo del Ministero della cultura.
Disponibilità: sì.
Salvare Palermo vuole contribuire alla conoscenza del nostro centro storico, attraverso l’impegno e il contributo costante, del tutto volontario, dei suoi soci, riversato nelle attività che statutariamente conduce -restauri, seminari, promozione e/o partecipazione ad iniziative. Sono un esito di essi il precedente volume pubblicato nel 2015 su ‘La Vucciria tra rovine e restauri’ cui segue idealmente ora il presente ‘Albergheria tra accoglienza e rinascita’, in attesa di fare gli altri due sul Capo e sulla Kalsa.
Da tempo, fin dal Documento prodotto per l’approvazione del PPE (1993) l’associazione ritiene che il centro storico di Palermo così esteso e così ricco di storia e arte, abbia bisogno di un’analisi maggiore, e più caratterizzata dall’ascolto delle cose, siano esse documenti o pietre, di quella istituzionalmente prodotta, sia pur importanti, quali cartografie catastali e analisi tipologico-pianificatorie. «Palermo è di una complessità culturale disarmante» dice P. Cosimo Scordato, da sempre protagonista di questo quartiere, e così è.
Nell’Albergheria, Ballarò, con la folla multietnica che gli gravita intorno, è la parte per il tutto, simbolo di quella identità mediterranea divenuta oggetto della Carta di Palermo 2015 sulla Mobilità Umana Internazionale, promossa dal sindaco Orlando perché si possa passare « dalla migrazione come sofferenza alla mobilità come diritto umano inalienabile» e che trova la condivisione della Fondazione e le straordinarie parole del P. Cosimo Scordato, qui pubblicate.
La Fondazione fin dal 2010 si è impegnata in modi diversi per l’Albergheria e si impegna a continuare a farlo anche oltre questo volume, per il quale ringraziamo tutti quelli che vi hanno contribuito con passione e competenza. Da ogni saggio, e particolarmente da quello di Vesco, emerge la tragicità di un quartiere sfregiato dai grandi sventramenti degli anni ‘30 peraltro interrotti e mai completati, dai danni causati dai bombardamenti bellici, dal successivo abbandono con il sisma del ‘68 e, in ultimo, da un recupero rallentato dal fatto di risultare stralciato dal PPE, come chiarisce Abbate.
Ma tale processo può invertirsi attraverso quello straordinario strumento che è il Restauro di cui qui si descrivono gli interventi, apportati l’uno dalla Soprintendenza (Bellanca), gli altri dalla Fondazione stessa (Lo Giudice, Montana), alla chiesa di S. Nicolò l’Albergheria «chiesa antica, di fabrica tutta di pietre quadrate, con un campanile il più alto d’ogni altro della città» (Di Giovanni 1627).
Restauro oggi da intendersi nel senso di una “Conservazione integrata” (1975) con il raggiungimento della massima qualità di materia costruita, la riqualificazione degli spazi all’insegna della contemporaneità e il governo, sapiente, delle funzionalità appropriate; il tutto nello spirito della Convenzione di Faro (2011, 2020).
La Fondazione è lieta di consegnare questo ulteriore tassello alla valorizzazione di questa parte di città che, ad alta concentrazione di persone e famiglie di origine immigrata, ha posto le basi per trovare equilibrati modelli di convivenza civile.
Renata Prescia