 |
- Notizia del 29/08/2009
Cambiamo il "piano casa" accogliendo i buoni esempi
La Repubblica/Palermo 29 agosto 2008, pag. XVII
CAMBIAMO IL “PIANO CASA” ACCOGLIENDO I BUONI ESEMPI
Nino Vicari
La Giunta regionale, con qualche ritardo, ha approvato il disegno di legge sul “piano casa”, che ora attende di essere esaminato dall’Assemblea. C’ è quindi ancora spazio per qualche riflessione utile ad adottare idonei correttivi al fine di adeguare il testo ai criteri più avanzati che hanno ispirato le leggi già approvate da altre Regioni più sollecite e più virtuose. Non condividiamo il “piano casa” come concepito dal governo centrale con l’esplicito intento di rilanciare l’economia nel settore stagnante dell’edilizia, e ciò per due ordini di motivi. Il primo è quello che di tutto hanno bisogno i siciliani fuorché di accrescere il già esorbitante patrimonio abitativo, se è vero che la Sicilia dispone mediamente di due vani per ogni abitante. Il secondo è che gli obbiettivi enfaticamente dichiarati in premessa al disegno di legge, “migliorare la qualità abitativa”, “favorire la diffusione di soluzioni tecnologiche eco-sostenibili”, “ridurre il rischio sismico”, non possono riferirsi ai soli ampliamenti, ma dovrebbero riguardare prioritariamente la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, il cui stato di vetustà e di insicurezza richiede interventi di maggiore urgenza. Il “piano casa” che avremmo auspicato è perciò quello che affrontasse, con adeguate risorse pubbliche, il fabbisogno dei senza-casa, le famiglie a basso reddito, le giovani coppie, e che incentivasse le risorse private per adeguare le vecchie case a più moderni criteri di abitabilità, sul piano tecnologico e della sicurezza impiantistica e strutturale. Mentre contro la crisi del settore edilizio sarebbe più ragionevole il sostegno pubblico agli enti locali per dotare i quartieri di scuole, giardini, attrezzature sportive, servizi sociali. Ma poiché l’idea di far fronte alla crisi non con le risorse pubbliche, ma con il risparmio che i privati cittadini sono pronti a dissotterrare dal pavimento, pur di potere liberamente ampliare soprelevare ricostruire, ha avuto grande e universale accoglienza, come dimostra l’adesione unanime delle Regioni, è opportuno che i provvedimenti legislativi che ne conseguono riducano quanto più è possibile l’impatto negativo che la crescita generalizzata e indiscriminata del patrimonio edilizio produrrà sul territorio. Le più virtuose delle Regioni che hanno già varato la propria legge hanno dedicato qualche attenzione ad attenuare tale impatto. La Regione Lazio subordina gli ampliamenti e le ricostruzioni all’esistenza o all’adeguamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria (servizi a rete, attrezzature sociali) in relazione al maggior carico urbanistico conseguente. La Regione Puglia richiede il rispetto delle altezze massime e delle distanze minime previste dagli strumenti urbanistici vigenti. La Regione Emilia-Romagna ammette l’ampliamento, la demolizione e ricostruzione di edifici, solo se gli strumenti adottati o vigenti prevedano interventi di ripristino e di ristrutturazione e drasticamente non le ammette nei centri storici e nelle zone sotto tutela. La Regione Toscana ammette gli ampliamenti solo se gli strumenti urbanistici locali consentano la ristrutturazione edilizia con addizioni funzionali o incrementi volumetrici. Sono solo alcuni esempi che potrebbero ispirare il legislatore siciliano a rivedere in aula il disegno di legge di iniziativa governativa facendo tesoro delle esperienze che nel resto d’Italia sono maturate, nel rispetto dei principi contenuti nella legge urbanistica quadro, tuttora vigente, che impone “limiti inderogabili” di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati e “rapporti massimi” tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico e ai parcheggi. Avendo cura alla “qualità architettonica” degli interventi, che, come risulta dal testo del governo, è lontana dai pensieri dei proponenti. Ci auguriamo inoltre che il legislatore rinunci a quella chicca tutta nostrana contenuta nel disegno di legge, che, mentre infuoca la polemica per l’insopportabile eccesso di personale nella Regione, non perde l’occasione di prevedere la stipula di contratti di collaborazione con personale esterno da adibire al maggior carico di lavoro conseguente al “piano casa”. Nino Vicari (L’autore è coordinatore del Forum delle associazioni)
-
Allegato |
 |