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Osservatorio - Notizia del 04/09/2008
Interesse privato in atti urbanistici
di: SERGIO TROISI

Qualcosa non torna nella serie di annunci di riqualificazione urbanistica e architettonica che hanno scandito questi mesi palermitani prima con il Piano generale del nuovo fronte a mare e poi con i progetti legati ai Prusst Una questione al metodo innanzitutto, che investe il carattere dì volta in volta parziale, ma con ricadute su larghi brani di contesto urbano, dei singoli interventi proposti; e, come accade quasi sempre in occasioni simili, un problema dì sostanza di cui la deficienza metodo-logica è spia non casuale. All'origine c’è la grande occasione mancata del Piano regolatore generale, approvato dal Consiglio comunale nel 2004 a conclusione di un iter tormentato e anomalo, recependo senza fiatare le pesanti modifiche apportare dalla Regione variando coefficienti, indici e destinazioni d'uso. Col risultato che quel Prg, inizialmente concepito secondo la filosofia del restauro conservativo dell'intero sistema urbano, è rimasto senza padri, alterato rispetto alle ipotesi di base al punto da risultare irriconoscibile. Paradossalmente le critiche più insistite sono giunte non da chi ne lamentava io stravolgimento ma, al contrario, dalla folta schiera di coloro che a quello strumento, atteso per decenni, imputavano ancora norme troppo rigide e il misconoscimento delle necessità produttive e imprenditoriali del territorio, A un primo sguardo, alcuni degli interventi annunciati nelle ultime settimane sembrano affrontare nodi urbanistici su cui la città si era avviluppata inutilmente per lungo tempo: per decenni avevamo lamentato le cesura tra la città e il suo mare, ed ecco che il piano di riordino e valorizzazione del waterfront propone di ricucire quella ferita storica, abbattendo le barriere che separano Palermo dal porto.
Rivalutando così l’area archeologica del Castello a Mare e il molo trapezoidale, recuperando la foce dell'Orato, collegandola al nuovo porto turistico che dovrebbe sorgere dove ancora sopravvive, occultato e mortificato, il vecchio porticciolo di Sant'Erasmo, un luogo storico dell'antico assetto marinaro della città. E cosa sì potrebbe obiettare alla riscoperta dì un tassello cruciale della Palermo ottocentesca quale la stazione Lolli, che potrebbe ospitare un centro congresso, attività direzionali, spazi espositivi e museali, rendendo ugualmente fruibile in una città affamata di verde un giardino oggi nascosto da mura di cinta ed edilizia speculativa? Cosa allora, in tutti questi progetti e iniziative, alla fine lascia il sentore di un passo mancante, dì un'andatura a sghimbescio, e di una città ancora claudicante?
Si prenda a esempio il caso dì due delle aree cosiddette «bersaglio» (dodici in totale) che potrebbero essere sottoposte a variante rispetto al Prg, quella dei Castello a Mare e Quella della Kalsa, entrambe per secoli legate alle attività portuali secondo modalità che le varianti dovrebbero, adesso, ripristinare e aggiornare. Privilegiare quale riferimento per questi stratificatissimi testi del centro storico il Piano regolatore del porto rischia però di innescare più di un fraintendimento: sia perché su tutta la città murata insiste, secondo una logica unitaria il Ppe, ormai scadu¬to, e non più aggiornato anche per la mancata ratifica (da quasi un anno) da parte del sindaco dei componenti che avrebbero dovuto revisionarlo; sia perché, così come sono legati al fronte a mare, sia la Kalsa che l'area del Castello a Mare innervano ugualmente la loro trama urbana - percorsi, piazze, mercati - verso le partì limitrofe (la Fieravecchia, l'Argenteria) e soltanto una pianificazione che tenga conto della loro com¬plessità di sistema può leggerne correttamente il passato e dare indicazioni non strumentali perii foro assetto futuro. Un problema di metodo, appunto, che diventa immediatamente una questione di sostanza.
La mancata revisione del Ppe è, in questo senso, il vulnus dell'intera operazione del Piano regolatore del porto: come se l’amministrazione avesse scelto in modo surrettizio di mutare bari-centro di pianificazione urbanistica, attratta dalle potenzialità e dall'appeal del fronte a mare e subordinando a questo ogni altra istanza, sperando di potere replicare operazioni analoghe (Barcellona, Genova» per citare due esempi tra i più noti) ma dimenticando per strada l'organicità dei sistemi urbani con tutto quello che questa nozione comporta: il piano dei servizi, quello per la mobilità urbana particolarmente delicato in aree dì grande fragilità sotto il profilo della conservazione storica, la messa a fuoco finalmente chiara del rapporto tra le funzioni residenziali, amministrative e commerciali. Una carenza di visione d'insieme che a maggior ragione riguarda le varianti al Prg proposte dai Prusst, gran parte delle quali prevedono parcheggi e strutture alberghiere e commerciali. Saranno pure a costo zero per le svuotate casse comunali, ma l'ulteriore parcellizzazione della città nei segno dell'interesse privato - abbandonato come un ferrovecchio il Piano regolatore - somiglia tanto alla rinuncia a una regia complessiva in grado di elaborare una strategia dì indirizzo.

- Allegato

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